30 Dicembre 2025, di Anna Fabi – PMI.it
Con l’avvicinarsi del 2026, il quadro normativo sui buoni pasto viene aggiornato con importanti novità in materia di esenzione fiscale. Le nuove soglie incidono direttamente sul valore dei ticket che possono essere riconosciuti ai lavoratori senza concorrere alla formazione del reddito, con effetti rilevanti sia per le imprese sia per i dipendenti.
Buoni pasto: cosa sono e come funzionano
I buoni pasto sono titoli di legittimazione, cartacei o elettronici, che consentono ai lavoratori dipendenti e assimilati di acquistare pasti pronti o generi alimentari presso esercizi convenzionati. Possono essere riconosciuti dal datore di lavoro come benefit sostitutivo del servizio mensa e rientrano tra gli strumenti di welfare aziendale disciplinati dalla normativa fiscale.
Dal punto di vista operativo, i buoni pasto maturano esclusivamente in relazione alle giornate di effettiva prestazione lavorativa. In linea generale, viene riconosciuto un buono per ogni giornata lavorata, indipendentemente dall’orario svolto, purché la prestazione sia resa. Non maturano invece durante le ferie, i permessi retribuiti, le assenze per malattia e, più in generale, nei giorni in cui non viene svolta attività lavorativa.
Nel caso di lavoro part-time, il riconoscimento del buono pasto dipende dagli accordi aziendali o dal contratto collettivo applicato: può essere previsto anche per orari ridotti, ma non esiste un obbligo generalizzato. Analogamente, per lo smart working la maturazione del buono è rimessa alla contrattazione interna e alle policy aziendali.
I buoni possono essere utilizzati esclusivamente per l’acquisto di alimenti e bevande presso esercizi convenzionati, anche in forma cumulativa, nel rispetto dei limiti stabiliti dalla normativa. Resta in ogni caso vietata la conversione in denaro o l’utilizzo per beni e servizi diversi dal vitto.
Sotto il profilo fiscale, il valore dei buoni pasto non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente entro le soglie giornaliere di esenzione previste dalla legge, che dal 2026 risultano differenziate in base alla modalità di erogazione: più favorevoli per i buoni pasto elettronici rispetto a quelli cartacei.
Nuove soglie di esenzione fiscale dal 2026
Le nuove regole previste per il 2026, inserite nella Manovra economica, intervengono come detto sui limiti di esenzione fiscale dei buoni pasto. In particolare, viene confermata e rafforzata la differenziazione tra buoni cartacei e buoni elettronici, con soglie più elevate per questi ultimi.
Per i buoni pasto elettronici, la soglia di esenzione sale fino a 10 euro per ciascun voucher digitale. Per i buoni pasto cartacei, invece, resta più contenuta, fissata a 5 euro. Entro questi limiti, il valore dei buoni non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente.
Effetti su aziende e lavoratori
L’aumento della soglia di esenzione rende i buoni pasto elettronici uno strumento ancora più conveniente per le aziende, che possono incrementare il valore riconosciuto ai dipendenti senza aggravio contributivo e fiscale. Per i lavoratori, il beneficio si traduce in un maggiore potere d’acquisto netto.
La scelta tra buono cartaceo ed elettronico assume quindi un rilievo strategico nella definizione delle politiche di welfare aziendale, anche in relazione ai costi di gestione e alla tracciabilità delle spese.
Utilizzo dei buoni pasto e limiti operativi
Restano invariati i limiti di utilizzo dei buoni pasto, che possono essere spesi esclusivamente per l’acquisto di alimenti e bevande presso gli esercizi convenzionati. Non è consentito il loro utilizzo per finalità diverse né la conversione in denaro.
I buoni possono essere utilizzati anche cumulativamente, nel rispetto delle regole fissate dalla normativa vigente e dagli accordi con gli esercenti aderenti ai circuiti.
Un tassello centrale del welfare aziendale 2026
Dal 2026 salgono dunque le soglie di esenzione fiscale dei buoni pasto ma restano differenziati i limiti per buoni cartacei e buoni elettronici. Le nuove regole, quindi, incidono sempre di più su welfare aziendale, costo del lavoro e potere d’acquisto dei dipendenti.
Peraltro, le novità sui buoni pasto si inseriscono in un contesto più ampio di rafforzamento degli strumenti di welfare, e l’innalzamento delle soglie di esenzione contribuisce a rendere il buono uno degli strumenti più efficienti per integrare la retribuzione, senza incidere sul costo del lavoro.